“Il VEGANO incontrò il CARNIVORO e, con l’aiuto dell’AGRICOLTORE (e del FUOCO), nacque l’ONNIVORO. E vissero tutti felici, contenti e in salute” (SZ)

Creatori del piatto: Giacomo Mazzoleni e Mirco Guidolin

RICETTA
Hamburger: salare e pepare il macinato di manzo, formare con le mani dei miniburgher di 50 gr. e cucinarli in griglia 5 minuti per lato.
Marmellata di cipolle di Tropea: soffriggere circa 500 gr. di cipolla rossa di Tropea a fuoco medio-alto, aggiungere 70 gr di zucchero e 3 cucchiai di aceto bianco. Far cucinare per 15 minuti a fuoco basso.
Zucca alla griglia: pelare e tagliare la zucca a lamelle di 3-4 mm, salare e cucinare alla griglia 5 minuti per lato.
Crema di broccoli: far bollire i broccoli in acqua salata per 10 minuti. Scolarli e frullarli in una ciotola aggiungere dell’olio evo e a piacere sale e pepe.
Pancetta croccante: tagliare la pancetta a fette sottili e scottarla in una padella antiaderente fino a quando non risulta croccante.

Dopo essersi affermato negli Stati Uniti, il fast food cominciò a espandersi nel mondo, inizialmente con alterne fortune. Così come, negli anni Cinquanta, la Coca cola era stata scoperta dall’Europa ancora convalescente con un misto di delizia e di orrore ideologico, anche il fast-food incontrò forti ostacoli ideologici. In Sveglia, all’inizio degli anni Settanta, al tempo della guerra del Vietnam, alcune voci si levarono con forza per criticare gli americani che volevano costringere la sana gioventù svedese a ingurgitare estranei alla tradizione locale. Molto più tardi, in Italia, quando McDonald’s volle aprire un ristorante, peraltro molto discreto, in piazza di Spagna a Roma, parecchie migliaia di persone inscenarono una manifestazione in segno di protesta. Si trattava di difendere la tradizione culinaria locale dall’invasione degli americanismi barbari. Nacque persino un movimento intitolato Slow Food, che esiste tuttora. Le disavventure iniziali di McDonald’s in Francia meritano di essere raccontate. Un imprenditore locale, Raymond Dayan, aveva ottenuto già alla fine degli anni Settanta il diritto di sfruttare l’insegna di McDonald’s a condizioni, sembra, molto vantaggiose. La società americana, infatti, secondo certe informazioni, si riteneva molto soddisfatta di poter così il suo prodotto in un paese in cui pensava che le tradizioni gastronomiche, le esigenze culinarie e la fama (non sempre giustificata) di anti americanismo avrebbe reso difficile impiantare e far progredire i suoi ristoranti. Raymond Dayan aveva aperto il primo ristorante McDonald’s in un centro commerciale della periferia parigina. Abbastanza rapidamente ne aveva aperti molti altri, con un successo crescente. Nel 1982, McDonald’s tentò di ritirargli la concessione. Secondo la società di Chicago, Dayan non rispettava nulla della carta dei beneficiari di contratti di franchising, in particolare in materia di igiene e di qualità. Dopo una dura battaglia giudiziaria, questa ottenne il riconoscimento delle sue ragioni da un tribunale di Chicago. Da un giorno all’altro, i ristoranti McDonald’s cambiarono le loro insegne in O’Kitch. Questa catena fu in seguito rivenduta a una marca europea, Hamburger Quik. Da quel momento, McDonald’s riavviò una politica di sviluppo regolare e progressivo. Oggi occupa sul mercato francese un posto paragonabile a quello che ha su tutti i mercati europei, per non dire mondiale. La gastronomia francese è rimasta uguale a se stessa, ma ciò nondimeno i francesi hanno adottato l’hamburger all’unanimità. In compenso, sul piano ideologico, le obiezioni si rivelano più infuocate che mai. E’ interessante osservare che le stesse critiche formulate contro l’hamburger in generale e McDonald’s in particolare non si rivolgono allo stesso modo a tutte le forme di fast-food. Ciò perché McDonald’s incarna più di ogni altro che, agli occhi di molti europei, in particolare del Sud, minaccia le tradizioni culinarie, a cui si è tanto più attaccati in quanto il cambiamento di civiltà le fa evolvere a gran velocità. Insomma, a scorrere la letteratura e a decrittare le ricerche, l’hamburger sembrerebbe quasi il diavolo. Minaccia i giovani. E’ accusato di ogni sorta di misfatti, di ordine nutrizionale o simbolico, che si tratti di grassi saturi o di perdita d’identità. E’ significativo comunque constatare che fino a questo momento la pizza sfugge alla maggior parte di queste critiche. In realtà quest’ultima detiene sul pianeta un impero che è diventato ben più vasto di quello dell’hamburger. Non sono soltanto le grandi catene a venderla, ma praticamente tutti gli esercizi che hanno a che fare, più o meno direttamente, con la distribuzione del cibo. In Francia e nei paesi dell’Europa occidentale, la pizza si trova nelle panetterie, nelle drogherie, dai rivenditori ambulanti. E’ possibile farsela consegnare a domicilio o consumarla in ogni sorta di ristoranti, dalla piccola trattoria di quartiere fino al chiosco di patatine fritte ai piedi delle piste di sci. La pizza è ormai disponibile da Parigi a Cuba e da Berlino a Calcutta, senza che l’imperialismo italiano susciti preoccupazioni relative all’identità o alla corretta alimentazione da parte dei gastronomi ortodossi e dei nutrizionisti (malgrado i notevoli spessori di formaggio ricchi di grassi saturi di cui sono cariche le pizze americane).

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