Il concetto di “atleta filosofo” è legato alla dimensionale “agonale” che caratterizza la cultura e la civiltà greca. L’agòn era il confronto, la disputa, la competizione che ogni greco affrontava quotidianamente nei vari momenti della vita e nei diversi campi (giudiziario, artistico, filosofico ecc) per migliorarsi nel confronto con il punto di vista dell’altro ed <<essere sempre il migliore>> (Burckhardt 1898-1902).                       L’atleta greco antico aveva sempre perfettamente chiara la relazione esistente tra la sua attività atletica e la filosofia, tra la componente etica e valoriale che la sua pratica implicava e la sua responsabilità che comportava per la sua città e la divinità a cui era dedicata. L’esperienza agonica, nella quale l’atleta antico metteva alla prova la propria perizia umana e la conoscenza pratica sviluppata in lunghi ed estenuanti allenamenti (la métis e la phrònesis), gli permetteva di sperimentare contemporaneamente, in un unico inseparabile momento esistenziale dell’hic et nunc della gara, la possibilità della saggezza (sophrosyne), della morte (thànatos) e della divinità ( theòs).                               Le massime del “conosci te stesso” e del “niente di troppo”, che ogni greco dell’epoca classica doveva di certo conoscere, facevano acquisire coscienza all’atleta del carattere “relativo” che una vittoria aveva sempre. L’atleta infatti doveva avere percezione che la propria vittoria, frutto del coraggio, della forza, dell’impegno e della dedizione ai valori del corpo e agli dèi,era sempre relativa ( a un avversario, a una gara, a un preciso periodo) e mai assoluta rispetto alle leggi dello Stato, ai diritti degli altri cittadini e ai valori condivisi dalla comunità.                                                                                                     Si trattava pur sempre di un’esperienza effimera (simboleggiata anche dalla corona vegetale), che neppure la poesia di grandi poeti come Pindaro poteva sottrarre alla sua condizione contingente e transeunte. Esplorare se stessi nel, con e attraverso il senso del limite, diventare ciò che si è – vale a dire uomini votati a realizzare pienamente la propria natura umana perseguendo la saggezza attraverso la virtù e la ricerca della verità – era dunque il contenuto filosofico che l’agòn prospettava all’atleta greco. Si trattava di una filosofia non egoistica, contraria di fatto all’individualismo, ispirata ai principi della partecipazione, del rispetto per gli altri uomini  e per gli dèi.

Copyright 2018 Emanuele Laconi, P.IVA 03756590240, Policy Privacy
Powered by Gravity Media