Il ginocchio è un ginglimo angolare: compie Flessione, Estensione, Rotazione Interna ed Esterna, Abduzione e Adduzione;

si trova tra TibioTarsica e CoxoFemorale, deve rispondere a necessità di stabilità(in estensione completa) e mobilità(nei gradi di flessione e gesti come corsa,salti,appoggi). Deve adattare quello che non riescono a fare CoxoFemorale e TibioTarsica.

In flessione attiva i muscoli flessori che limitano con la loro massa la felssione stessa, che risulta quindi maggiore in passivo anche per inattività degli estensori; inoltre l’ampiezza della flessione è più limitata ad anca estesa e maggiore ad anca flessa. La estensione è la fase di ritorno alla posizione iniziale con qualche possibile grado di iperestensione; è maggiore ad anca estesa. I movimenti in rotazione esterna/interna sono possibili a ginocchio flesso perchè inattiva parzialmente alcuni muscoli e si svolgono i legamenti collaterali; in questo caso è l’anca a comandare tutto l’asse di movimento.

L’articolazione da: femore, tibia, rotula, perone con 2 articolazioni che sono FemoroTibiale, FemoroRotulea.

LEGAMENTI CROCIATI:

ANTERIORE: dalla superficie prespinale di tibia in contatto con la spina tibiale interna, si dirige altofuori per inserirsi sulla faccia mediale del condilo laterale. Ha un fascio postero-esterno e uno antero-interno che si tendono in modo diverso in  base alla flessione ma entrambi tesi in estensione. E’ lo stabilizzatore centrale di ginocchio e si oppone alla anteriorizzazione di tibia, rotazione interna di tibia e iperestensione. Si oppone al Varo.

POSTERIORE: si inserisce sulla superficie retrospinale sotto 1cm dal piatto tibiale, distante dalle spine tibiali, si dirige alto e dietro e si attacca sulla faccia laterale del condilo mediale. Ha fascio anteriore più robusto e uno posteriore più sottile. Si oppone al Valgo.

LEGAMENTI COLLATERALI: rafforzano capsula articolare danno stabilità laterale in estensione.

INTERNO: da epicondilo mediale a estremo superiore di tibia, dopo la zampa d’oca. Il fascio superficiale si distingue dalla capsula articolare con le fibre anteriori, le posteriori si fondono con capsula formando una lamina triangolare. Ha direzione in obliquo basso-avanti. Sollecitato a causa del valgismo fisiologico, ma tra 20-60° di flessione si hanno movimenti di abduzione-adduzione per la sua detensione.

ESTERNO: da condilo esterno a porzione anteriore testa del perone, internamente al bicipite femorale. E’ distinto dalla capsula articolare in tutto il suo decorso, e anche dal menisco esterno tramite il  tendine del popliteo. La sua direzione è  obliqua in basso-dietro.

Tesi in estesione ma rilassati in flessione, frenano la rotazione esterna di tibia e sono loro i primi responsabili della resistenza a forza valgizzanti o varizzanti. il legamento collaterale esterno è rinforzato dalla banderella del Maissat; il legamento laterale interno invece da zampa d’oca e retto interno del quadricipite femorale.

MENISCHI

I menischi sono due anelli fibrocartilaginei a sezione triangolare che si interpongono tra femore e piatto tibiale, concavi superiormente per contatto con condili femorali, cilindrici esternamente per adattamento alla capsula e quasi piatti inferiormente. Sono  posti sulle cavità glenoidee. In parte sono fissi poiché le loro corna aderiscono alla tibia mentre la faccia laterale continua nella capsula articolare. Aderiscono al ginocchio tramite i legamenti menisco-rotulei e il legamento collaterale mediale e seguono o anticipano appena il movimento dei condili femorali; in estensione sono spinti avanti e in flessione sono tirati indietro.

Hanno funzione di: trasmissione del carico, assorbimento degli stress, stabilità articolare, capacità propriocettiva.

Esterno: più largo, ovalare. Più ampio posteriormente e si assottiglia anteriormente in corrispondenza di origine di LCA.

Interno: circolare, più piccolo ma ricopre una porzione maggiore di superficie tibiale. Poco adeso al margine del condilo laterale tibiale e manca un attacco per passaggio tendine del popliteo.

 

ARTICOLAZIONE FEMOROTIBIALE:

La superficie femorale è costituita dai condili laterale e mediale, i quali hanno massa ovalare allungata in senso antero-posteriore e uniti anteriormente da un piano osseo con rivestimento cartilagineo detto Troclea; il mediale è il più voluminoso mentre il laterale ha una curvatura maggiore.

La superficie tibiale è data dai condili tibiali divisi dalla eminenza intercondiloidea, sono superfici scavate con asse antero-posteriore maggiore. Il condilo femorale interno è stabile sulla glena, mentre quello esterno è più instabile per la forma della glena a schiena di asino rovesciata.

Il movimento della femorotibiale è il rotoscivolamento, il quale permette una flessione di 130° fermata dalle masse muscolari: dalla posizione di estensione il condilo rotola senza scivolare, mano a mano passa a rotolamento per concludere come tale. Subito c’è il 100% di rotolamento, dopo 10-15° inizia lo scivolamento diventando sempre più preponderante per concludere solo in scivolamento. Questo avviene perchè nel ginocchio ho molto carico e ogni punto di rotazione corrisponde ad un punto diverso per evitare eccessiva usura da carico e da attrito.

Durante il movimento i legamenti crociati mantengono in contatto le superfici articolari e portano allo scivolamento contemporaneo dei condili: in flessione LCA richiama avanti il condilo per evitarne la lussazione e LCP lo richiama indietro durante la estensione; in tal modo i condili scivolano nello stesso punto di contatto tibiale.

ARTICOLAZIONE FEMOROROTULEA:

data da troclea femorale e superficie articolare rotulea, che si presenta con una cresta smussa che la divide a metà. Sulla rotula agiscono più forze, quindi anatomicamente è molto importante il ruolo del condilo laterale che evita la sublussazione laterale.

La stabilità passiva della rotula è assicurata da elemento ossei(faccetta trocleare laterale + congruenza gola e cresta rotula) e legamentosi(tendine rotuleo + legamenti alari)

La stabilità attiva della rotula si deve all’azione del quadricipite femorale, in particolare al vasto mediale obliquo.

Dott. Pasinato Alberto

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