Secondo la definizione fornita dai LARN (livelli di assunzione giornalieri raccomandati dai nutrienti), il fabbisogno energetico costituisce: l’apporto di energia di origine alimentare necessario a compensare il dispendio energetico di individui che mantengano un livello di attività fisica sufficiente per partecipare attivamente alla vita sociale ed economica e che abbiano dimensioni e composizioni corporee compatibili con un buon stato di salute a lungo termine.  Esso viene espresso in chilocalorie (kcal).

Nell’adulto sano, la discussione sulle rimanenti fasce di età e sulle altre condizioni fisio-patologiche esula dalla presente trattazione, il dispendio energetico riconosce tre diverse componenti;

– il metabolismo basale,

– la termogenesi indotta dalla dieta,

– l’attività fisica.

IL METABOLISMO BASALE

E’ definito come la spesa energetica totale per espletare i lavori interni necessari all’organismo (sintesi e/o degradazione dei diversi componenti cellulari, cicli biochimici, ecc) ovvero la quantità di energia utilizzata da un individuo a riposo in uno stato termico neutrale a digiuno da 12-14 ore. E’ importante sottolineare come i consumi energetici basali siano imputabili in massima parte alla massa magra dell’organismo.

LA TERMOGENESI INDOTTA DALLA DIETA (TID)

Rappresenta l’aumento del dispendio energetico secondario dell’assunzione di alimenti. E’ pari a circa il 7-15% del dispendio energetico totale e varia in funzione del tipo e della quantità degli alimenti ingeriti. Si distingue una termogenesi facoltativa, legata alla quantità di alimenti assunti, e una termogenesi obbligatoria, imputabile ai processi fisiologici e metabolici finalizzati all’utilizzo dei singoli nutrienti.  La TID varia in funzione dei diversi nutrienti ( carboidrati, proteine e lipidi), evidenziando come per l’organismo sia più facile metabolizzare lipidi e carboidrati rispetto alle proteine.                                                                               Occorre poi ricordare l’esistenza di una TID da sostanze ad azione nervina (caffè, the, tabacco ecc) la cui incidenza può divenire rilevante in funzione dell’entità dei consumi.

L’ATTIVITA’ FISICA

Il costo energetico dell’attività fisica varia in funzione del tipo, della frequenza e dell’intensità svolte.

E’ possibile stimare il fabbisogno energetico mediante approcci semplificati, tra i quali uno dei più utilizzati è il metodo fattoriale. Esso prevede:

  1. La stima del metabolismo basale effettuata sulla base del peso corporeo mediante apposite equazioni.
  2. La definizione del profilo di attività fisica. Operazione di cruciale importanza da effettuare con la massima cura mediante l’impiego di diari di attività o utilizzando dei profili tipo.
  3. L’attribuzione del costo energetico, espresso come livello di attività fisica, LAF, ovvero come dispendio energetico sull’intero arco della giornata, alle diverse attività, che richiede una dettagliata descrizione della modalità di impiego del tempo durante la giornata.

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